PROFILI PROCEDURALI DEL CONCORDATO PREVENTIVO

DOTT.SSA IDA RAIOLA

Giudice del Tribunale di Torre Annunziata

Introduzione

Doverosa premessa alla mia relazione è la formulazione dei ringraziamenti sia nei confronti degli organizzatori del corso, in particolare nei confronti dell’avv.Balsamo che ha insistito per la mia partecipazione nonostante le mie iniziali resistenze, sia nei riguardi del Prof. Di Nanni che mi ha appena preceduto con un intervento di estremo interesse, la cui chiarezza e profondità abbiamo potuto apprezzare e, infine, nei confronti dei presenti in sala che mi auguro di non tediare eccessivamente con la mia relazione.

Il mio intervento sarà incentrato sui profili procedurali del concordato preventivo e riguarderà, in particolare, i momenti salienti del procedimento nella loro successione logica e cronologica e le principali connesse problematiche individuate nella dottrina e nella giurisprudenza.

E’ chiaro che la limitata - e temporalmente assai breve – esperienza personalmente maturata presso la Sezione Fallimentare del Tribunale di Torre Annunziata e, più in generale, nell’esercizio delle funzioni giudiziarie mi consentirà di affrontare il tema prevalentemente nei suoi aspetti istituzionali senza i pur necessari approfondimenti che opportunamente vanno lasciati a studiosi di altro calibro.

Del pari, l’essere il Tribunale di Torre Annunziata un ufficio giudiziario di recentissima istituzione comporta che la casistica formatasi in seno ad esso, in larga parte mutuata nel suo concreto divenire dal Tribunale di Napoli, si rileva di scarso rilievo ai fini dell’esame dell’istituto, in ogni caso di infrequente applicazione.

La domanda di ammissione al concordato

La domanda di ammissione al concordato va presentata in forma di ricorso (si tratta quindi di un’istanza rivolta al giudice) e va diretta al Tribunale del luogo in cui si trova la sede principale dell’impresa da intendersi come il luogo dove l’imprenditore svolge prevalentemente l’attività di direzione e di amministrazione.

Per la individuazione del Tribunale competente valgono, infatti, le medesime regole previste per la dichiarazione di fallimento, di tal che occorre avere riguardo al luogo in cui effettivamente si svolge l’attività di impresa, non assumendo alcun rilievo né l’ubicazione degli stabilimenti e degli impianti e neppure la sede legale. Del pari, il trasferimento della sede dell’impresa nell’imminenza della dichiarazione di fallimento non ha effetto ai fini della individuazione della competenza e del giudizio di ammissione al concordato (Cass. 95/7798, 967151), così come l’ammissione al concordato decisa da un tribunale incompetente non rileva ai fini della competenza per la dichiarazione di fallimento (Cass. 85/4982).

La domanda deve essere sottoscritta dall’imprenditore e può essere sottoscritta anche da un procuratore speciale.

Nel caso in cui l’imprenditore sia una società la sottoscrizione dovrà essere apposta da coloro che ne hanno la rappresentanza legale. E’ inoltre necessario, nel caso di società in nome collettivo o in accomandita semplice che la presentazione della domanda sia deliberata dai soci che rappresentino la maggioranza assoluta del capitale sociale, nel caso, invece, di società di capitali, la domanda deve essere approvata dall’assemblea straordinaria dei soci, salvo il caso in cui gli amministratori siano stati muniti dei necessari poteri. E’ controverso se la delibera assembleare possa intervenire anche successivamente, in via di ratifica e con effetti ex tunc, alla presentazione della domanda di ammissione al concordato. Nella giurisprudenza di merito prevale l’indirizzo affermativo (Trib. Ivrea 21.02.1995, Tib. Roma 05.10.1992) e nel medesimo senso si è espressa anche la Corte di Cassazione, seppure con obiter dictum (Cass.87/4045), mentre la dottrina si è pronunciata in senso contrario (Panzani).

La Corte di legittimità ha sancito l’inammissibilità dell’istanza presentata ai propri creditori personali da un socio illimitatamente responsabile di una società di persone, unitamente e contestualmente al concordato preventivo della società, “atteso che l’efficacia del concordato della società nei confronti dei soci illimitatamente responsabili, ai sensi dell’art.184, 2° comma, l.fall., non coinvolge anche i creditori personali di tali soci, i quali, mancando della qualità di imprenditori, non sono legittimati alla proposizione del concordato preventivo”, non potendosi applicare a questa procedura le regole, di cui agli artt.147 e 154 l.fall. in tema di estensione del fallimento e del concordato fallimentare ai soci illimitatamente responsabili, trattandosi di disposizioni eccezionali insuscettive di interpretazione analogica (Cass.92/8097).

La presentazione dell’istanza di ammisione alla procedura non costituisce prova della sussistenza dello stato di insolvenza dell’imprenditore e, quindi alle dichiarazioni ivi contenute non può attribuirsi valenza confessoria, costituendo invece circorstanze liberamente e discrezionalmente apprezzabili dal giudice di merito (Cass.89/1737).

Alla domanda vanno allegati i documenti necessari per dimostrare l’esistenza delle condizioni di legge per l’ammisssibilità dell’imprenditore alla procedura (Satta).

La domanda è revocabile sino al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione del concordato, ma la revoca deve considerarsi priva di effetti qaulora intervenga dopo che i creditori abbiano votato e non siano state reggiunte le maggioranze prescritte dalla legge: in tal evenienza l’art.179 l.f. dispone espressamente che il giudice delegato riferisca immediatamente al Tribunale per la dichiarazione di fallimento.

La Corte di Cassazione ha precisato, mutando il proprio precedente orientamento (Cass. 87/6549), che la domanda può essere modificata sino alla fase del giudizio di omologazione, purchè assuma un contenuto di maggior vantaggio per i creditori (Cass. 92/7557).

Dopo la presentazione della domanda, il Tribunale dovrà accertare la susssistenza delle condizioni oggettive e soggettive richieste dalla legge per l’ammissione al concordato e tale indagine potrà svolgersi a mezzo della polizia giudiziaria e sentendo il P.M., il cui intervento nella fase che porta all’emissione del decreto di ammissione alla procedura di concordato è previsto a pena di nullità, rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, in ragione della necessità di soddisfare l’interesse pubblico connesso all’istituto.

Riguardo alla posizione del debitore, va detto che la Corte Costituzionale (n.110/1972) ha emendato l’art.162 l.f., garantendo l’attuazione del diritto di difesa del medesimo mediante la sua audizione in camera di consiglio da parte del Tribunale o, secondo la prassi, di alcuni uffici giudiziari, dal solo giudice relatore.

All’esito dell’istruttoria, il Tribunale con decreto decide sull’istanza, dichiarando d’ufficio il fallimento, nell’ipotesi di inammissibilità. Il decreto non è soggetto a reclamo né a ricorso per cassazione, stante il suo carattere di provvedimento non autonomo, cui è necessariamente conseguenziale ed inscindibilmente connessa la sentenza di fallimento (Cass. 94/4231), sicchè l’eventuale impugnazione della decisione del Tribunale assumerà la forma dell’opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento.

Nel caso in cui l’indagine svolta del Tribunale abbia avuto esito positivo, vi sarà la pronuncia del decreto di ammissione del debitore alla procedura di concordato con contetuale nomina del giudice delegato, fissazione della convocazione dei creditori nel termine di trenta giorni, designazione del commissario giudiziale ed indicazione del termine non superiore ad otto giorni per il deposito della somma ritenuta necessaria per le spese dell’intero procedimento.

I sistemi di pubblicità del detto decreto sono quelli ordinariamente previsti dalla legge fallimentare : pubblicazione mediante affissione alla porta del Tribunale, pubblicazione nel Foglio degli Annunzi Legali della Provincia ed eventualmente su altri giornali indicati dal Tribunale.

Anche il decreto di ammissione non è soggetto a reclamo né ad impugnazione mediante ricorso per Cassazione ai sensi dell’art.111 Cost., atteso il carattere di provvedimento non deifinitivo ma meramente delibatorio sulle condizioni di ammissibilità del concordato il cui esame e la cui valutazione sono devoluti alla successiva sentenza di omologazione.

Gli organi della procedura

Il tribunale, inteso come organo collegiale, ha in questa procedura, a differenza di quanto accade nel fallimento in cui è investito di una competenza di carattere generale e in ragione della circostanza che l’imprenditore conserva l’amministrazione dei suoi beni, competenze specifiche e determinate, essendo chiamato a deliberare in materia di ammissione alla procedura, di dichiarazione di fallimento successiva all’apertura dell stessa, di giudizio di omologazione, di annullamento e di risoluzione del concordato, di reclami avverso i provvedimenti del giuidce delegato (la disciplina è quella dell’art.26 l.f.) e dei provvediementi da adottarsi nei riguardi del commissario giudiziale.

Anche il giudice delegato ha poteri meno ampi rispeto a quelli previsti nella procedura fallimentare, sebbene sia l’organo cui la legge affida la direzione del procedimento , in definitiva, potestà direttive nell’amministrazione dei beni dell’impresa e nell’esercizio dell’impresa. Tra le sue funzioni specifiche vanno segnalate: l’autorizzazione al debitore per il compimento degli atti di straordinaria amministrazione, l’annotazione dell’ammissione alla procedura sui libri contabili dell’imprenditore, la nomina dello stimatore per la redazione dell’inventario, la direzione dell’udienza di adunanza dei creditori per l’approvazione del concordato, la decisione sull’ammissione in via provvisoria al voto dei creditori contestati, dispone l’apertura del giudizio di omologazione e ne cura l’istruzione, stabilisce le modalità di deposito delle somme ai creditori contestati, condizionali ed irreperibili, sorveglia l’adempimento del concordato e svolge ogni altra attività necessaria per l’attuazione del procedimento.

La figura del commissario giudiziale ha ingenerato opinioni contrastanti circa la sua natura e le sue attribuzioni in rapporto agli altri organi della procedura, rinvenendosi autori che discorrono di organo dello Stato, altri di ausiliare del giudice, altri ancora che sottolineano la natura di ufficio pubblico dell’incarico (Bonsignori. Lo Cascio, Provinciali). Tra le sue attribuzioni possono segnalarsi: la verifica dell’elenco dei creditori e dei debitori presentati dall’imprenditore, la vigilanza sull’amministrazione dei beni e l’esercizio dell’impresa, la predisposizione di una relazione paricolareggiata sulle cause del dissesto e sulla condotta del debitore; l’effettuazione di adempimenti quali la convocazione dei creditori e la comunicazione degli avvisi, la formulazione di un parere motivato sull’omologazione e la sorveglianza sull’adempimento del concordato dopo la sua omologazione.

Parte della giurisprudenza di merito (Trib. Roma 05.10.1992) ha ritenuto che nel compimento di tali attività il commissario giudiziale possa avvalersi dell’istituto della delega per determinate operazione o anche della nomina di coadiutori.

Gli atti, sia commissivi che omissivi, del commissario sono impugnabili mediante reclamo ai sensi dell’art.36 l.f.

E’ controverso in dottrina se l’assemblea dei creditori costituisca (Provinciali) o meno (Azzolina) un organo della procedura: l’adunanza è chiamata a votare la proposta di concordato, ma il suo è vincolante per il tribunale solo quando sia negativo.

Attività successive al decreto di ammissione al concordato preventivo

Il giudice delegato deve provvedere all’annotazione degli estremi del decreto sotto l’ultima scrittura apposta sui libri contabili, che il debitore terrà comunque a disposizione degli organi della procedura. Tale adempimento, più che ad un’esigenza di cristallizzazione della situazione patrimoniale dell’imprenditore o di separazione di una fase della procedura da quella successiva o di chiusura dell’amministrazione del debitore, pare doversi ricollegare a finalità di cautela e di pubblicità (Bonsignori).

Segue la fase di estrema delicatezza della verifica dei crediti, posto che nel concordato preventivo manca l’accertamento del passivo come momento autonomo che vede due organi della procedura (curatore e giudice delegato) esaminare e vagliare congiuntamente, secondo criteri rigorosi e omai in larga parte consolidati nella prassi dei tribunali fallimentari (cfr. la data certa, il credito portato da fatture, da decreto ingiuntivo, etc.) la fondatezza delle domande di ammissione presentate dai creditori.

Anzi, va sottolineato come la giurisprudenza consideri abnorme e impugnabile con la querela o actio nullitatis gli eventuali provvedimenti del giudice con carattere decisorio in ordine alla sussistenza, entità e natura dei crediti (Cass. 78/6083, Trib. Napoli 4 maggio 1985).

Il commissario giudiziale provvede, quindi, a convocare i creditori, la cui adunanza è chiamata a deliberare sulla proposta di concordato. All’assemblea hanno diritto di intervenire tutti i creditori chirografari le cui situazioni giuridiche trovino titolo e cause anteriori alla data del decreto di ammissione del debitore alla procedura, secondo l’elenco presentato dal debitore e verificato dal commissario, compresi quei creditori il cui credito sia contestato. La Corte di Cassazione ha affermato la sufficienza dell’esistenza del credito, senza che sia necessaria la sua esigibilità, poiché l’obbligatorietà del concordato, stabilita dall’art.184, 1° comma, l.f. prescinde dalla sussistenza di termini o di condizioni, di guisa che partecipano alla procedura (per effetto del richiamo dell’art.169 l.f. all’art.55 l.f.) anche i crediti condizionali e quelli gravati da un patto di preventiva escussione di un obbligato principale (Cass. 90/9736).

Incertezze vi sono tra i giudici di merito in relazione ad altre categorie, quali i promissari acquirenti di unità immobiliari della massa, rinvenendosi pronunce che li qualificano come creditori concorsuali sulla base del valore del bene promesso in vendita alla data di apertura della procedura (App. Catania 11.08.1988) e pronunce di segno opposto, alla cui stregua i promissari acquirenti di beni della massa “non possono ritenersi creditori chirografari delle somme versate a titolo di acconto, bensì debitori del residuo importo dovuto a saldo del prezzo convenuto” (App. Roma 11.03.1986). Si è riconosciuta la legittimazione dei creditori postergati, in quanto la posergazione non è una rinuncia al credito (App. Trieste 13.03.1986, Trib. Padova 05.05.1986, Trib. Pordenone 18.10.1994).

Si è escluso, invece, l’obbligo di comunicazione al fideiussore (Trib. Catania 16.02.1983), mentre si è sancito l’obbligo per il Commissario giudiziale di avvisare i creditori non presenti in elenco, ma di cui egli abbia avuto comunque conoscenza (Trib. Foggia 23 giugno 1983).

Nel caso in cui vi siano dei creditori obbligazionisti, il termine di cui all’art.163 l.f. (trenta giorni per la convocazione dei creditori) è raddoppiato, ma si discute se tale regola debba essere applicata solo agli obbligazionisti oppure a tutti i creditori. L’avviso di convocazione per tutti gli obbligazionisti è comunicato al loro rappresentante comune.

Qualora vi sia un numero molto elevato di creditori e,la convocazione ad personam sia sommamente difficile è possibile far ricorso alle forme di pubblicità di cui all’art.126 l.f., dettato in tema di concordato fallimentare (pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale ed eventualmente in altri giornali).

L’adunanza dei creditori e il computo della maggioranza

L’adunanza dei creditori ha per oggetto la discussione della proposta di concordato.

I creditori vi partecipano al solo fine della manifestazione di voto, non potendo tale partecipazione né assumere valenza di domanda giudiziale, né tantomeno determinare gli effetti di cui all’art.1957 c.c. in tema di fideiussione (Cass. 85/6498).

I creditori che non risultino nell’elenco e che non siano stati, comunque, convocati possono essere ugualmente ammessi alla votazione, sempre che forniscano la prova del credito, quantomeno in termini di fumus boni juris, non essendo sufficiente la mera affermazione dell’esistenza del credito e non potendosi in sede di adunanza dar luogo all’espletamenro di prove (App. Milano 4 ottobre 1985).

Il giudice delegato può ammettere in via provvisoria in tutto o in parte i crediti contestati ai soli fini del voto e del calcolo delle maggioranze, senza alcun pregiudizio la definitiva pronunzia sulla sussistenza dei crediti.

I creditori esclusi potranno opporsi all’esclusione in sede di omologazione del concordato nel caso in cui la loro ammissione avrebbe inciso nella formazione delle maggioranze (art.176 l.f.).

Il debitore è tenuto a partecipare personalmente all’adunanza, sotto pena della dichiarazione di fallimento, salvo il caso di assoluto impedimento in cui può farsi rappresentare, previa autorizzazione del G.D., da un procuratore speciale.

I creditori possono farsi rappresentare da un mandatario speciale e non si richiedono particolari forme per la procura, considerandosi sufficiente anche il rilascio sull’avviso di convocazione (Cass.95/964).

All’adunanza il commissario giudiziale illustra la propria relazione e la proposta di concordato, in modo da fornire un quadro esauriente e completo della situazione patriminiale del debitore e di ogni altra circostanza utile ai fini della votazione.

Il debitore o ciascuno dei creditori possono contestare l’esistenza o l’ammontare dei crediti ammessi al voto, ma il debitore non può far l’inesistenza di un credito sotto il profilo della compensabilità (Cass.92/12934, Trib. Roma 02.08.1988).

Il Giudice Delegato deciderà, in caso di contestazione, se ammetterà o meno il creditore alla votazione con provvediemnto avente forma di decreto non impugnabile. I creditori potranno far valere la loro opposizione alla omologazione solo se il loro voto sarebbe stato determinante ai fini del computo della maggioranza

Sono esclusi dal voto tutti creditori muniti di un diritto di prelazione sul patrimonio del debitore concordatario, salvo che non vi rinuncino. La rinuncia può essere parziale ma non inferiore ad un terzo.

E’ discusso invece se possano partecipare i creditori muniti di un diritto di prelazione su beni del terzo, senza necessità di rinuncia alla prefernza. La tesi ammissiva è fondata sul rilievo che tali crediti devono essere considerati di natura chirografaria agli effetti del concorso collettivo (Trib. Chhieti 29.09.1986, App. trieste 13.05.1986), mentre quella contraria muove dalla considerazione che il creditore non subisce alcun effetto remissorio dell’obbligazione vantata (Provinciali, Sacchi, Satta), sicchè mancherebbe il suo interesse ad agire (Ragusa Maggiore).

Si controverte sulla validità del voto soggetto a condizione o a riserva (Trib. Catania 16.01.1984, Trib. La Spezia 30.06.1969), sulla natura di atto di ordinaria o straordianria amministrazione della votazione (Sacchi), sulla sua ritrattazione (Trib. Isernia 02.05.1990), sulla revocabilità del voto contrario (Cass. 90/9651) e di quello sottoposto a condizione risolutiva (Trib. Pistoia 15.07.1993).

La giurisprudenza di merito ha posto il dubbio se i creditori possano manifestare il loro voto per iscritto (Trib. S. Maria Capua Vetere 25.05.1990, Trib. Lodi 03.02.1984), ma prevale l’opinione che, in considerazione dell’aobbligatorietà della comparizione personale dei creditori all’adunanza, ritiene che i voti pervenuti per iscritto prima della chiusura del verbale di adunanza, redatto dal cancelliere, possano essere computati come adesioni al pari di quelle che vengono inviate nei venti giorni successivi all’adunanza e ciò nel rispetto del principio di collegialità che esige l’esame e la deliberazione unitaria da parte dell’assemblea (Sacchi). Vi sono stati giudici di merito che però hanno ritenuto la perfetta equivalenza dei voti espressi per iscritto a quelli manifestati personalmente dai creditori all’assemblea (Trib. S. Maria Capua Vetere 25.05.1990), mentre altri si sono espressi per la totale invalidità (App. Roma 07.01.1996, Trib. Latina 30 agosto 1983).

Possono far pervenire (presso la cancelleria o al commissario giudiziale) la propria adesione alla proposta di concordato coloro che, pur ammessi, non abbiano partecipato alla adunanza o si siano astenuti in quella sede, nel termine perentorio di venti giorni dall’assemblea.

La proposta di concordato preventivo si intende approvata quando abbia raggiunto due distinte maggioranze: l’una quantitativa, costituita dalla metà più uno dei creditori votanti all’adunanza; l’altra qualitativa, rappresentata dai due terzi della totalità dei creditori ammessi al voto. Quest’ultima maggioranza può essere raggiunta con le adesioni che intervengano successivamente all’assemblea.

Se il concordato non venga approvato, il giudice delegato deve riferirne immediatamente al Tribunale per la dichiarazione di fallimento. In passato si riteneva che la mancata approvazione fosse preclusiva per la presentazione di una nuova proposta, ma di recente la Corte di cassazione ha ritenuto che la proposta di concordato possa essere modificata in senso migliorativo per i creditori sino alla fase del giudizio di omologazione (Cass. 92/7557).

Il giudizio di omologazione e la chiusura del concordato preventivo

Se vi è l’approvazione del concordato, il giudice delegato con ordinanza pubblicata per affissione apre il giudizio di omologazione stabilendo l’udienza di comparizione davanti a sé nel termine non superiore a trenta giorni.

Il giudizio di omologazione, ad avviso della Corte di Cassazione, ha natura di procedimento promiscuo di giurisdizione volontaria, nel quale l’elemento contenzioso è esclusivamente riferibile alla sentenza e alle successive impugnazioni (Cass. 85/67).

La causa va iscritta a ruolo, adempimento che dovrà curare la parte che per prima si costituisce in giudizio (App. Bologna 14.06.1983) e che può essere anche il commissario giudiziale. Quest’ultimo, al pari del P.M., il cui intervento è necessario a pena di nullità, non assume la posizione di parte, come è invece il debitore che conserva la propria capacità processuale. L’udienza fissata dal giudice delegato è l’udienza di prima comparizione nella quale si dà avvio all’istruzione della causa ai sensi degli art.183 e ss. c.p.c.. L’istruttoria non contempla l’assunzione di prove, attività che mal si concilierebbe con la speditezza che deve connotare il procedimento. All’esito il Giudice Istruttore rimette la causa alla decisone del collegio (art.50bis c.p.c.), fissando l’udienza dinanzi a questo nei dieci giorni successivi (180 l.f.).

Il collegio, con la decisione sulla proposta di concordato è investito delle entuali opposizioni proposte con atto di citazione da notificarsi al debitore e ai garanti.

Nel deliberare il tribunale deve accertare la sussistenza delle condizioni di ammissibilità del concordato e della regolarità della procedura, nonché compiere le valutazioni di cui all’art.181 l.f. Deve altresì determinare l’ammontare delle somme da depositare secondo il concordato dei creditori contestati e può determinare le modalità di versamento delle somme dovute alle scadenze in esecuzione del concordato o rimetterle al giudice delegato tale determinazione.

Nel caso in cui il concordato avvenga con cessione dei beni del debitore, in sentenza vi è la nomina di uno o più liquidatori e di un comitato di tre o cinque creditori per assistere all’attività di liquidazione e determinarne le modalità.

La sentenza è appellabile dagli opponenti nel termine di quindici giorni dalla ricezione della comunicazione dell’avvenuta affissione (Corte Costituzionale n.255/1974).

Ai sensi dell’art.184 l.f. il concordato è obbligatorio per tutti i creditori anteriori al decreto di apertura della procedura di concordato (falcidia). I creditori, però, conservano impregiudicati i loro diritti contro i coobbligati , i fideiussori del debitore e gli obbligati n via di regresso. Il concordato, salvo patto contrario, ha efficacia nei confronti dei soci illimitatamente responsabili.

Il commissario giudiziale sorveglia l’adempimento del concordato secondo le modalità della sentenza di omologazone e riferisce la giudice delegato di ogni fatto pregiudizievole per i creditori.

Al pari del concordato fallimentare anche quello preventivo può essere oggetto di risoluzione o di annullamento, ricorrendo i presupposti rispettivamente dell’art.137 (in caso di mancata costituzione delle garanzie promesse, di non regolare adempimento degli obblighi assunti, nel caso di concordato per cessione, quando non vi sia la consegna di tutti i beni ai liquidatori, quando dai beni secondo il prudente apprezzamento del giudice delegato non possa ricavarsi una somma sufficiente all’integrale soddisfazione dei crediti muniti di prelazione e alla soddisfazione in precentuale minima dei chirografari) e 138 l.f.(se il debitore abbia dolosamente esagerato il passivo o abbia dolosamente sottratto o dissimulato una parte rilevante dell’attivo) richiamati dall’art.186 l.f.

L’azione di risoluzione non può più proporsi quando sia trascorso un anno dalla scadenza dell’ultimo pagamento stabilito nel concordato o, nel concordato per cessione, sia trascorso un anno dall’accertamento delle operazioni di liquidazione (Cass.74/2423) o, ancora, quando gli obblighi concordatari siano stati assunti da un terzo con liberazione del debitore. L’azione di annullamento può proporsi da parte dei creditori anteriori all’omologazione entro sei mesi dalla scoperta del dolo e non oltre i due anni dalla scadenza dell’ultimo pagamento stabilito nel concordato.

Nel caso di concordato per cessione, non costituisce motivo di risoluzione la circostanza che il ricavo nella liquidazione dei beni sia inferiore al quaranta per cento.

Con la sentenza di risoluzione o annullamento del concordato il Tribunale dichiara il fallimento dell’imprenditore.

 












 

 

 


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